Rivalutazione Istat: il calcolo con l’indice FOI tra due mesi
Scegli l’importo, il mese di partenza e il mese di arrivo: il calcolatore applica gli indici FOI e i coefficienti di raccordo come indica l’Istat.
La rivalutazione Istat porta una somma di denaro da un mese a un mese successivo con l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati al netto dei tabacchi, il FOI senza tabacchi. L’ultimo indice pubblicato è quello di settembre 2026: 104,3 in base 2025, con una variazione del 4,0% sullo stesso mese dell’anno prima. Il coefficiente si ottiene dividendo l’indice del mese di arrivo per quello del mese di partenza e, se nel frattempo l’Istat ha cambiato base, moltiplicando per un coefficiente di raccordo a ogni cambio: 1,373 tra la base 1995 e la base 2010, 1,071 tra la 2010 e la 2015, 1,214 tra la 2015 e la nuova base 2025, in uso da gennaio 2026. Il risultato si arrotonda a tre decimali. L’esempio dell’Istat: da gennaio 2009 (134,2, base 1995) a gennaio 2026 (100,4, base 2025) il coefficiente è 1,336, cioè un aumento del 33,6%. Lo stesso indice serve per l’aggiornamento del canone d’affitto, al 75% o al 100% secondo il contratto.
Somma rivalutata a settembre 2026
12.700,00 €
coefficiente 1,270 · +27,0%
10.000,00 €
| Indice FOI gennaio 2016 | 99,7 (base 2015) |
| Indice FOI settembre 2026 | 104,3 (base 2025) |
| Coefficienti di raccordo | 1,214 |
| Aumento | 2700,00 € |
| Somma rivalutata | 12.700,00 € |
Ipotesi del calcolo
Metodo Istat : rapporto tra gli indici FOI senza tabacchi dei due mesi, moltiplicato per i coefficienti di raccordo tra basi (1,373 · 1,071 · 1,214), coefficiente arrotondato a tre decimali. Per un assegno, verifica nel provvedimento il mese di partenza e se l'adeguamento è annuale. Metodo e fonti
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Cosa vuol dire rivalutare una somma
Mille euro di dieci anni fa non comprano quanto mille euro di oggi. La rivalutazione monetaria traduce un importo espresso nella moneta di un certo mese nel suo equivalente di un mese successivo, usando un indice dei prezzi. In Italia l’indice di riferimento è il FOI senza tabacchi: la nota dell’Istat sull’indice per le rivalutazioni monetarie lo indica come l’indice usato per l’adeguamento periodico dei valori monetari, pubblicato in Gazzetta Ufficiale ai sensi dell’articolo 81 della legge 392/1978.
Gli usi più frequenti sono tre: l’aggiornamento annuale del canone di locazione, l’adeguamento dell’assegno di mantenimento e la rivalutazione di un credito o di una somma tra due date. Il calcolo è lo stesso; cambiano la quota della variazione da applicare e la cadenza.
Gli ultimi dodici indici FOI
| Mese | Indice FOI senza tabacchi | Base | Variazione sull’anno prima |
|---|---|---|---|
| settembre 2026 | 104,3 | base 2025 | 4,0% |
| agosto 2026 | 103,7 | base 2025 | 3,4% |
| luglio 2026 | 103,1 | base 2025 | 2,8% |
| giugno 2026 | 102,8 | base 2025 | 2,9% |
| maggio 2026 | 102,8 | base 2025 | 3,0% |
| aprile 2026 | 102,5 | base 2025 | 2,6% |
| marzo 2026 | 101,5 | base 2025 | 1,5% |
| febbraio 2026 | 100,9 | base 2025 | 1,1% |
| gennaio 2026 | 100,4 | base 2025 | 0,8% |
| dicembre 2025 | 121,5 | base 2015 | 1,1% |
| novembre 2025 | 121,3 | base 2015 | 1,0% |
| ottobre 2025 | 121,4 | base 2015 | 1,1% |
Da gennaio 2026 l’Istat pubblica il FOI in base 2025 = 100 e con la nuova classificazione europea delle voci di spesa (ECOICOP versione 2). Le serie storiche dal 1996 al 2025 sono state ricostruite, ma l’Istat precisa che gli indici generali, FOI e FOI senza tabacchi, restano invariati. I valori di prima del 2026 restano quindi nelle loro basi, e il collegamento si fa con i coefficienti di raccordo.
Le basi dell’indice e i coefficienti di raccordo
| Base | Mesi coperti | Raccordo con la base precedente |
|---|---|---|
| 1995 = 100 | da gennaio 1996 a dicembre 2010 | – |
| 2010 = 100 | da gennaio 2011 a dicembre 2015 | 1,373 |
| 2015 = 100 | da gennaio 2016 a dicembre 2025 | 1,071 |
| 2025 = 100 | da gennaio 2026 | 1,214 |
Il coefficiente di raccordo serve quando i due mesi del calcolo appartengono a basi diverse. Se il mese di partenza è in base 2015 e quello di arrivo in base 2025, si moltiplica il rapporto degli indici per 1,214; se si parte dalla base 1995, si moltiplica per tutti e tre i coefficienti. Il calcolatore sceglie da solo i raccordi necessari e li mostra nel risultato.
La formula, passo per passo
- Si legge l’indice FOI senza tabacchi del mese di partenza e quello del mese di arrivo, ciascuno nella sua base.
- Si divide l’indice di arrivo per quello di partenza.
- Si moltiplica per i coefficienti di raccordo, uno per ogni cambio di base nell’intervallo.
- Si arrotonda il risultato a tre decimali: è il coefficiente di rivalutazione. La variazione percentuale è lo stesso numero meno uno, per cento, arrotondata a un decimale.
- Si moltiplica la somma per il coefficiente.
L’Istat raccomanda di fare il calcolo in un unico passaggio, senza usare termini arrotondati: arrotondare a metà strada può spostare il terzo decimale. Il calcolatore segue questa regola.
Tre esempi calcolati
L’esempio ufficiale dell’Istat. Gennaio 2009, indice 134,2 in base 1995; gennaio 2026, indice 100,4 in base 2025. Tre cambi di base: 100,4 / 134,2 × 1,373 × 1,071 × 1,214 = 1,336, variazione 33,6%. Mille euro del 2009 valgono 1336,00 € di gennaio 2026.
Una somma del 2016. 10.000 € di gennaio 2016 (indice 99,7, base 2015) portati a settembre 2026 (104,3, base 2025): coefficiente 1,270, somma rivalutata 12.700,00 €.
Un importo del 2021. 25.000 € di giugno 2021 portati a settembre 2026: coefficiente 1,220, cioè 22,0%, somma rivalutata 30.500,00 €. Buona parte dell’aumento viene dal 2022 e dal 2023, gli anni in cui l’indice è cresciuto di più.
Quanto valgono oggi 1.000 € di gennaio
| Mese di partenza | Coefficiente fino a settembre 2026 | 1.000 € rivalutati |
|---|---|---|
| gennaio 2016 | 1,270 | 1270,00 € |
| gennaio 2018 | 1,247 | 1247,00 € |
| gennaio 2020 | 1,233 | 1233,00 € |
| gennaio 2022 | 1,176 | 1176,00 € |
| gennaio 2023 | 1,070 | 1070,00 € |
| gennaio 2024 | 1,061 | 1061,00 € |
| gennaio 2025 | 1,047 | 1047,00 € |
Il canone d’affitto: non sempre il 100%
Per il canone di locazione non si rivaluta di solito tra due mesi qualsiasi: si applica ogni anno la variazione dell’indice sui dodici mesi, nella misura prevista dal contratto. La legge 392/1978, all’articolo 32, limita l’aumento al 75% della variazione per le locazioni a uso diverso dall’abitazione; per le abitazioni, la legge 431/1998 lascia alle parti la clausola nel canone libero, mentre nel canone concordato vale l’accordo territoriale, di norma il 75%. Con la cedolare secca l’aggiornamento è sospeso per tutta la durata dell’opzione (D.Lgs. 23/2011, art. 3, comma 11). Il calcolo dettagliato è nella pagina aggiornamento Istat del canone.
Assegno di mantenimento e crediti
Un assegno di mantenimento fissato da un giudice o da un accordo si adegua di solito ogni anno agli indici Istat, partendo dal mese del provvedimento: la pagina adeguamento Istat dell’assegno spiega come trattare gli anni già trascorsi. Per una somma qualsiasi, come un credito, un risarcimento o un prezzo da attualizzare, vale il calcolo di questa pagina; la pagina calcolo della rivalutazione monetaria si sofferma sui casi in cui serve e su quello che non comprende. La serie completa dell’indice, mese per mese, è in indice Istat FOI.
Cinque errori che falsano la rivalutazione
- Sommare le variazioni mensili. La variazione da un mese all’altro, pubblicata anch’essa dall’Istat, non si somma: dodici variazioni mensili dello 0,3% non danno il 3,6%. Il coefficiente nasce sempre dal rapporto tra i due indici.
- Dimenticare il raccordo. Dividere un indice in base 2025 per uno in base 2015 senza moltiplicare per 1,214 dà un risultato senza senso: l’indice di gennaio 2026 (100,4) sembra più basso di quello di dicembre 2025 (121,5), solo perché la scala è cambiata.
- Usare un indice diverso. Il NIC, l’IPCA o il FOI con tabacchi sono indici pubblicati anch’essi dall’Istat, ma non quello indicato per le rivalutazioni monetarie. Se il titolo non dice altro, l’indice è il FOI senza tabacchi.
- Arrotondare a metà strada. Arrotondare il rapporto degli indici prima di moltiplicarlo per i raccordi, oppure usare una variazione percentuale già arrotondata a un decimale, può spostare il risultato di qualche euro su somme importanti.
- Sbagliare il mese. Il mese di partenza è quello in cui la somma era dovuta o è stata fissata, non quello in cui la si chiede. Per un canone conta il mese indicato nel contratto, spesso quello che precede la scadenza annuale.
Rivalutare ogni anno o in un’unica volta
Una somma aggiornata ogni anno con il 100% della variazione dei dodici mesi arriva, dopo qualche anno, quasi allo stesso importo di una rivalutazione fatta in un’unica volta tra il primo e l’ultimo mese: il prodotto dei coefficienti annuali coincide con il rapporto tra gli indici estremi, salvo gli arrotondamenti di ogni passaggio. La differenza, di pochi centesimi, nasce dal fatto che ogni aggiornamento annuale arrotonda l’importo al centesimo e la variazione a un decimale. Se invece l’aggiornamento è al 75%, come per i locali commerciali, la catena annuale dà sempre meno della rivalutazione piena, e la differenza cresce con gli anni: per questo il canone commerciale non si ricostruisce con un calcolo tra due date, ma anno per anno.
Quando la rivalutazione non si applica da sola
La rivalutazione è un calcolo, non un diritto automatico. Per un canone d’affitto serve una clausola nel contratto e, in genere, la richiesta del locatore; per un assegno serve che il provvedimento o l’accordo preveda l’adeguamento; per un credito dipende dalla natura del debito e da quanto ha deciso il giudice. Il calcolatore ti dice di quanto cresce l’importo se l’indice si applica; se si applica, e da quando, lo dice il titolo da cui nasce la somma.
Fonti e limiti del calcolo
Gli indici vengono dalla banca dati dell’Istat e sono controllati sulla nota ufficiale; i coefficienti di raccordo sono quelli del servizio Rivaluta dell’Istat. Il calcolatore copre i mesi da gennaio 1996 all’ultimo indice pubblicato e non applica interessi né arrotondamenti diversi da quelli dell’Istat. Se un contratto o una sentenza prevede un indice diverso, una quota diversa o un mese diverso, vale quanto scritto nel titolo. Per una controversia, rivolgiti a un professionista.